NCO – “Nuova cucina organizzata”, laboratorio inclusione sociale

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NCO – “Nuova cucina organizzata”, laboratorio inclusione sociale

3 Ottobre 2020 ITALPRESS 0

ROMA (ITALPRESS) – NCO – “Nuova Cucina Organizzata” è “anche” una pizzeria a Casal di Principe, peraltro ai primissimi posti nelle più gettonate classifiche online. Ma è soprattutto un’attività imprenditoriale innovativa, un laboratorio di inclusione sociale con il valore aggiunto dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Nel nome è contenuta una provocazione e una sfida: NCO negli anni ’80 era la “Nuova Camorra Organizzata” che si era organizzata per distruggere e impoverire i territori, oggi NCO sta per “Nuova Cucina Organizzata” ed è sinonimo di una realtà che opera per restituire diritti, dignità e reddito a partire dagli ultimi. La pizzeria si trova all’interno di un bene confiscato al boss dei Casalesi Mario Caterino.
Il presidente della Cooperativa Agropoli, capofila di tutto il più amio progetto, ci racconta come è nato e sviluppato.
Come, quando perchè è nato il vostro progetto?
Tutto nasce nel 2007 dall’attività della Cooperativa Agropoli che voleva creare opportunità lavorativa per i soci svantaggiati, presi in carico attraverso il sistema dei Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali sostenuti da Budget di Salute, che fino al 2012 era stata una sperimentazione per divenire successivamente Legge Regionale. Il sistema di presa in carico prevede che il lavoro terapeutico e riabilitativo abbia tre direttrici, Casa/Habitat sociale, Socialità/Affettività, Formazione/Lavoro, che non sono poi altro che le determinanti sociali della salute elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Cosa vi ha spinto a realizzarlo?
Avevamo ben chiaro quanto fosse forte lo stigma nei confronti di queste persone da parte della comunità nel suo insieme. Per questo abbiamo operato per cambiarne la cultura. Anche occuparsi dei beni confiscati era un problema per la comunità e noi abbiamo voluto che invece diventasse una risorsa. In una prima fase, indicativamente dal 2007 al 2014, siamo stati spinti dalla volontà di occuparci delle persone svantaggiate in un territorio in cui già le persone normodotate non trovano lavoro …. e figuriamoci quelle di cui noi ci persone svantaggiate. Mentre nella fase successiva iniziata nel 2015 e che ancora perdura – coincisa con il trasferimento dell’attività di ristorazione su un bene confiscato – ciò che ci ha spinto è stata la volontà di innescare percorsi di economia sociale a partire dai beni confiscati alla criminalità organizzata. E così quando l’Agenzia Agrorinasce ha messo a bando dei beni noi abbiamo risposto con una manifestazione d’interesse

Che cosa avete pensato quando vi è stato assegnato lo spazio?
Che era un’ottima opportunità per offrire un’alternativa alla camorra partendo da tutto ciò che in quel momento poteva apparire un problema (persone svantaggiate/Beni Confiscati) di cui nessuno si voleva occupare e per trasformarlo in risorsa per la cooperativa ed in opportunità per il territorio. Aggiungo anche, come elemento non secondario, che un’attività che si chiama NCO – Nuova Cucina Organizzata, non poteva che insistere su di un bene confiscato.

Con che fondi siete riusciti a ristrutturarlo, riadattandolo alle nuove esigenze?
La possibilità di rendere idoneo il bene ad ospitare un’attività di ristorazione ci è stato offerto dal Fondazione con il Sud con il Bando sui beni confiscati nel 2013.

Quali difficoltà avete incontrato?
La ricerca continua di strategie per poter stare sul mercato, specialmente nel periodo del COVID e post_COVID.

E quali soddisfazioni?
Quella di aver dato a dalle persone l’opportunità di riconquistare dignità e diritti attraverso il lavoro.

Purtroppo nel momento in cui l’attività era pienamente avviata ci siamo dovuti scontrare con l’emergenza Covid, comune a moltissimi ma nei nostri territori particolarmente gravosa. Siamo rimasti chiusi da marzo ad agosto 2020; abbiamo dovuto mettere i dipendenti in Cassa Integrazione e sospendere tutte le attività formative e di inserimento lavorativo dei nostri soci svantaggiati. A ciò si è aggiunto l’ovvio calo di fatturato e la necessità di rimotivare la squadra di lavoro. La pandemia ha generato e continua a generare continue difficoltà

Come attuate l’inserimento di persone svantaggiate e che percorso stanno facendo?
Inizialmente avviene un primo contatto sia con l’utente che con i Servizi (ASL e Assistente sociale) per reperire informazioni di carattere generale da parte dell’equipe della cooperativa per individuare sia l’ambito formativo/lavorativo più adeguato e per inserire l’utente nei gruppi di formazione/lavoro.
La cooperativa, dopo la fase di approccio e conoscenza dell’utente, raccoglie tutte le informazioni necessarie
Questo lavoro è articolato in quattro fasi: l’anamnesi familiare e personale; la riabilitazione intesa come recupero ed utilizzo delle capacità motorie, linguistiche e logiche di ogni utente attraverso l’inserimento in prova con l’affiancamento di un tutor; la responsabilizzazione e il distacco dal tutor una volta raggiunto la preparazione necessaria ed una certa autonomia; le periodiche verifiche da parte del tutor per controllare l’andamento dell’inserimento per adeguarlo alle esigenze sia del servizio che dell’utente.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Puntare all’effetto moltiplicatore: non vogliamo tanti ristoranti a marchio NCO, ma auspichiamo che tante altre persone “sposino” i valori della NCO e nei propri territori facciamo nascere esperienze positive a partire da tutto ciò che gli altri considerano “ultimo” o “problema”.
(ITALPRESS).